Sbranato a morte dal cane, un testimone: “Non è stato il suo Tiago ad aggredire Gianluca”

di redazione

Sbranato a morte dal cane, un testimone: “Non è stato il suo Tiago ad aggredire Gianluca”

| martedì 26 Marzo 2019 - 15:58

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Sbranato a morte dal cane, un testimone: “Non è stato il suo Tiago ad aggredire Gianluca”

A sbranare Gianluca Romagno, morto dissanguato per i morsi di un cane, potrebbe non essere stato Tiago, il suo Corso di 3 anni, ma un altro animale. A questa conclusione sono giunti gli investigatori dopo il racconto di Felicetta, una vicina della vittima. La donna ha dichiarato di aver sentito il pubblicitario 43enne urlare “basta, basta” un’ora prima dell’arrivo delle volanti e dell’ambulanza.

“Non gridava aiuto”, racconta la donna al Messaggero. Una delle ipotesi al vaglio degli agenti è che Tiago e un altro cane potrebbero essersi azzannati e Gianluca è rimasto ferito a morte nel tentativo di dividerli. Ad avvalorare queste tesi il fatto che gli operatori del canile comunale della Muratella che ora hanno in custodia Tiago, avrebbero notato dei segni, come di un morso, sul dorso. Il cane sarà in profilassi antirabbica per altri 7 giorni ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

E’ vero che Tiago era un cane aggressivo, in molti ne avevamo paura – dice Marco un vicino della famiglia Romagno che però aggiunge – nel prato pascolano delle pecore e ci sono dei maremmani pericolosi, in particolare uno enorme. Forse c’era anche un altro cane». Anche l’uomo ha dichiarato di aver visto i segni sul collo del Corso: “Ho pensato, però, che potessero essere quelli della bastonata” e in effetti vicino al corpo martoriato del 43enne è stato trovato un bastone insanguinato.

“Di questi segni su Tiago non so nulla – dice Isabella, la moglie di Gianluca intervistata dal Messaggero – io ho pensato subito che fosse stato lui perché appena mi sono avvicinata a mio marito che era a terra immobile, mi ha addentato a un braccio. Magari non fosse stato. Almeno in questa tragedia avremmo una piccola consolazione”.

Tuttavia Isabella non vuole illudersi e racconta che “una volta Tiago si era rivoltato contro mio figlio, mi spaventai e dissi a Gianluca di darlo via. Ma lui lo adorava quel cane. Così, nonostante lo avessimo fatto addestrare anche da piccolo, questa estate abbiamo fatto dieci lezioni di recupero comportamentale, tutti insieme, noi e i nostri due bambini. Ma a quanto pare non sono servite”.

Oltre ai rilievi scientifici, a dare una risposta e a fugare tutti i dubbi su come siano andate veramente le cose sarà l’autopsia e la comparazione delle impronte dentali lasciate sull’avambraccio sinistro e sulla mano destra di Gianluca. Solo a quel punti si pota sapere quale animale killer ha inferto i morsi mortali al giovane romano.

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