Salvataggio di Julen: Ambulanza per il padre per una forte crisi d’ansia

di redazione

Salvataggio di Julen: Ambulanza per il padre per una forte crisi d’ansia

| venerdì 25 Gennaio 2019 - 23:28

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Salvataggio di Julen: Ambulanza per il padre per una forte crisi d’ansia

Continua il lavoro degli otto minatori delle Asturie per raggiungere il piccolo Julen nel pozzo di Totalàn: a breve verrà calata fatta passare una microcamera per capire dove si trova. Ormai son passati 12 giorni e le speranze si affievoliscono. Ma secondo gli esperti ci sono ancora possibilità di trovare vivo il bimbo di 2 anni.

Dopo una notte di lavoro senza sosta è entrata nella fase cruciale l’operazione di soccorso di Julen, il bambino di due anni che lo scorso 13 gennaio è precipitato in un pozzo a Totalán, nei pressi di Málaga, in Spagna. Ci sono ancora 50 centimetri da scavare.

Dopodiché verrà fatta passare una telecamera così da capire dove è il bambino, e sapere la verità. Tutti sperano ancora in un miracolo. Tutto il mondo ha gli occhi puntati su questi otto uomini della Brigada de Salvamento Minero de Hunosa, i minatori arrivati dalle Asturie, che si alternano in squadre di due ogni 30-40 minuti, calandosi nel pozzo equipaggiati di bombole d’ossigeno.

In queste ore hanno scavato un tunnel in orizzontale per aprire un varco nel tratto di roccia di circa 4 metri che separa i due tunnel. La durezza della roccia ha costretto i soccorritori ad utilizzare delle microcariche esplosive. Una coppia di minatori scava i buchi nelle rocce, quindi risale in superfice per lasciare il posto a membri della Guardia Civil specializzati in speleologia e micro-esplosioni.

Perché è ancora possibile trovarlo vivo
Inutile dire che le possibilità di ritrovare Julen ancora in vita sono pochissime. “La scienza dice che è complicato, ma la speranza è l’ultima a morire”, dice anche il pediatra galiziano Antonio Rodrìguez, che lavora all’Unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Santiago di Compostela e che fa parte della Società spagnola di pediatria ambulatoriale e cure primarie. “La cosa certa è che, per quanto sia dura ammetterlo, è improbabile – dice in un’intervista rilasciata a El Mundo – Soprattutto perché è enorme la necessità di idratazione.

E’ tremendo quello che è successo, il passato ci dice che bambini sono sopravvissuti per 3-4 giorni sotto le macerie in casi di terremoto. Però così tanto tempo…”. Rodrìguez analizza i bisogni di Julen, da ormai 12 giorni in fondo al pozzo di Totalàn: “Julen necessita di tre cose: ossigeno, acqua e cibo. E la cosa più complicata da trovare in questi casi è l’acqua, di cui un bambino ha bisogno più di un adulto”.

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