Omicio Vannini, le urla della mamma: “Vergogna, la giustizia NON è uguale per tutti”

di redazione

Omicio Vannini, le urla della mamma: “Vergogna, la giustizia NON è uguale per tutti”

| martedì 29 Gennaio 2019 - 19:00

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Omicio Vannini, le urla della mamma: “Vergogna, la giustizia NON è uguale per tutti”

Roma, 29 gennaio 2019 – Da 14 anni di carcere a cinque: pena più che dimezzata per Antonio Ciontoli al processo per la morte di Marco Vannini. I giudici della Corte d’assise d’Appello di Roma hanno confermato i verdetti per la moglie Maria e i figli Martina, fidanzata di Marco, e Federico (3 anni di reclusione), mentre hanno ridotto di 9 anni quello di Ciontoli, condannato non più per omicidio volontario ma per omicidio colposo

La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 14 anni per tutta la famiglia Ciontoli. Assolta,come in primo grado, la fidanzata di Federico, Viola Giorgini. L’URLO DELLA MAMMA – Momenti di tensione alla lettura della sentenza, accompagnata dalle proteste. “Strappiamo il certificato elettorale: è una vergogna!”, hanno urlato i genitori della vittima, sostenuti da parenti e amici. “Chi protegge questi personaggi?

Mio figlio è stato lasciato agonizzante e poteva salvarsi se fosse stato soccorso in tempo”, accusa Marina, la madre di Marco, che ha cercato anche di avvicinarsi al banco della corte, ammonita dal presidente Andrea Calabria. “E’ una vergogna – ha ripetuto poi ai cronisti -. Sono tutti venduti. Non c’è Stato per mio figlio”. 

OMBRE SULLA MORTE DI MARCO – Marco Vannini, di Cerveteri, è morto nella notte del 18 maggio del 2015 in casa Ciontoli, a Ladispoli, ucciso con un colpo di pistola: aveva 20 anni. Secondo la ricostruzione dell’epoca, era intento a farsi un bagno nella vasca, quando Antonio entrò per prendere un’arma da una scarpiera. In quel momento partì un proiettile che ferì gravemente il ragazzo.

Secondo l’accusa ci fu un ritardo “consapevole” nei soccorsi. Vannini venne portato in ambulanza presso il punto di primo soccorso di Ladispoli oltre un’ora dopo lo sparo. Ai soccorritori i Ciontoli avevano detto una serie di bugie: che il giovane era scivolato, che aveva avuto un attacco di panico dopo uno scherzo, e che si era ferito con un pettine.

Ciontoli, militare di carriera, ammise che il giovane era stato colpito, per errore, da un proiettile, solo davanti al medico di turno. Marco aveva lesioni al cuore e ai polmoni, ma se fosse stato trasportato subito in ospedale, secondo i periti del tribunale, con tutta probabilità si sarebbe salvato. IN PRIMO GRADO – Al processo di primo grado Ciontoli era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario mentre il resto della famiglia a tre per omicidio colposo.  (Foto da FanPage.it)

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