“Non è stata Viviana”. Autopsia Gioele, svolta nelle indagini: ecco la ricostruzione dei fatti

di admin

“Non è stata Viviana”. Autopsia Gioele, svolta nelle indagini: ecco la ricostruzione dei fatti

| mercoledì 26 Agosto 2020 - 19:29

Condividi su:

Facebook Twitter
“Non è stata Viviana”. Autopsia Gioele, svolta nelle indagini: ecco la ricostruzione dei fatti

Il piccolo Gioele, il bambino di 4 anni figlio di Viviana Parisi, la deejay trovata morta lo scorso 8 agosto cinque giorni dopo la sua scomparsa, potrebbe essere morto nell’incidente avvenuto sulla A20 Messina-Palermo. L’autopsia sui resti del bambino, che si è svolta al Policlinico di Messina, e gli esami effettuati sull’Opel Corsa di Viviana Parisi, fanno riprendere quota alla tesi per cui il bambino non sia morto successivamente, come si pensava, ma sarebbe rimasto ferito mortalmente proprio a causa dell’incidente. Sul cranio di Gioele sono state riscontrate, come apprende l’Adnkronos, delle «micro tracce di sangue» con «infingimento osseo». In altre parole, il bimbo di 4 anni trovato senza vita nei boschi di Caronia (Messina), potrebbe avere auto una emorragia cerebrale. È quanto emergerebbe da un primo esame autoptico sui resti del piccolo Gioele eseguito oggi al Policlinico di Messina.

Per i periti che hanno visionato il cranio, il bambino potrebbe avere «sbattuto la testa contro una superficie non particolarmente dura», quindi anche l’interno di una macchina. A questi punti potrebbe prendere quota sempre di più l’ipotesi dell’incidente in auto che avrebbe provocato «lesioni importanti» al cranio del figlio di Viviana Parisi. Gli inquirenti si trincerano dietro il ‘no comment’, ma come apprende l’Adnkronos, sembra che nell’auto di Viviana siano state trovate delle micro tracce di sangue, che fanno pensare a una ferita, seppure lieve, del bambino. Forse Viviana si è spaventata ed è scesa dall’auto in preda al panico lasciando l’autostrada? Secondo i testimoni del Nord Italia, sentiti dalla Procura, il bambino era in braccio alla madre «ancora vivo e con gli occhi aperti» ma gli investigatori fanno notare che il bambino potrebbe essere rimasto ferito o avere subito un trauma cranico. Ma il medico legale Elvira Ventura si limita a dire all’Adnkronos che «ancora le operazioni non sono state completate» né «esaminato tutti i resti del corpicino». (Continua…)

La tac sui resti del piccolo Gioele è servita per effettuare dei «rilievi antropometrici», come ha spiegato Daniela Sapienza, medico legale della task force di esperti che parteciperà all’autopsia. «Per correlare il soggetto all’età anagrafica, sesso, e quanto utile per fare i rilievi antropologici». «E quindi, all’identificazione» del piccolo Gioele. «Poi andiamo a vedere se ci sono segni di lesività macroscopica su questi resti – ha detto ancora il medico legale – e infine vediamo di determinare l’epoca della morte». L’autopsia terminerà nella tarda mattinata. Nuovi accertamenti anche presso il laboratorio genetico forense della Polizia scientifica di Palermo, per esaminare alcune tracce biologiche, sei in tutto, ritrovate sulla Opel Corsa di Viviana Parisi. Gli esperti nominati dal Procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo dovranno accertare di che tipo di tracce biologiche si tratta e, soprattutto, se sono recenti. Tra le ipotesi avanzate dalla Procura, anche se non è la pista privilegiata, c’è quella dell’incidente stradale in cui il piccolo, senza la cintura allacciata al seggiolino, avrebbe sbattuto la testa e si sarebbe ferito.

«Il miasma è ancora presente nell’aria. Mi chiedo come sia possibile che nessuno, non solo di coloro che si sono adoperati per le ricerche, ma anche degli abitanti del luogo, non abbia percepito questo cattivo odore. Eppure è una zona con una certa densità abitativa». Lo ha detto l’avvocato Claudio Mondello, cugino e legale di Daniele Mondello, padre di Gioele. «Anche il cadavere di Viviana era a 15-20 metri da una proprietà recintata – aggiunge – è impossibile che nessuno abbia visto, anzi sentito, alcunché». L’avvocato ipotizza che il corpo del bambino sia stato «verosimilmente trascinato nel luogo dove poi è stato ritrovato» e che «non si conosce la posizione originaria, quella in cui è morto». Sulla tesi dell’omicidio-suicidio il penalista ricorda che «la presunzione di innocenza nel nostro ordinamento deve valere per tutti». «Se ci sono elementi va bene – sottolinea -, altrimenti no. E non so se ci saranno mai questi elementi, io ne dubito». (Continua…)

Dall’autopsia sul piccolo Gioele è emerso che il cadavere «è abbastanza compromesso». «Allo stato non è possibile ricavare elementi utili se non da tutti i fattori che potranno emergere sale indagini specialistiche». Così Giuseppina Certo, medico legale e consulente della famiglia di Daniele Mondello uscendo dalla camera mortuaria dov’è si tiene l’autopsia del piccolo Gioele. «Deve essere tutto ricostituito singolarmente, mettendo insieme i vari tasselli», dice ancora la dottoressa. Alla domanda se oggi non possa essere messo un punto certo sullo stato del bambino, il medico replica seccamente: «No». Dice anche che sui resti di Gioele ci sono «lesioni da macro fauna», in altre parole morsi di animali selvatici. Ha poi confermato che sul cadavere di Gioele è stato prelevato «del terriccio che è stato analizzato» ma non vuole aggiungere altro se non che è «sempre un altro step». Non si può neanche dire dall’esame se il piccolo Gioele è morto «nel luogo in cui è stato ritrovato». Non si sbilancia neppure sull’ipotesi se il bambino è stato morso «prima o dopo la morte» e spiega: «Sono valutazioni che si fanno concatenando i vari risultati». «Abbiamo acquisito dei dati – dice – e il dato più evidente è che ci sono delle mortificazioni degli arti», cioè che il corpicino di Gioele non aveva né le gambe né le braccia. «Quindi assenza anche di parte di tessuti». E ribadisce: «È stato aggredito anche dalla macro fauna». 

Però, perché la madre, invece di chiedere aiuto, è scesa dalla sua auto con il bambino in braccio correndo verso i boschi di Caronia? Dopo avere scavalcato il guardrail dell’autostrada? Sono alcune delle domande a cui la task force di esperti nominata dalla Procura dovrà dare risposte. Intanto ieri sera è terminato solo poco prima delle 21 il sopralluogo nei boschi di Caronia da parte degli esperti, i due medici legali, l’entomologo, il geologo forense, lo zoologo, chiamati dal Procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo. «Le domande sono tante e noi faremo del nostro meglio per rispondere a tutte», ha detto Stefano Vanin. «Il Pool di specialisti che sta lavorando è molto qualificato e sono tutte persone molto brave ma – ha aggiunto Stefano Vanin – è un caso difficile». «Dobbiamo vedere, dipende tutto dai risultati delle analisi. A priori non si dice assolutamente niente. Con i dati alla mano poi arriveremo ad avere delle risposte».

HOW TO DO FOR
©How To Do For - Tutti i diritti riservati