Mamma 20enne uccide i gemellini appena nati: gettati contro un muro e nascosti nel peluche

di redazione

Mamma 20enne uccide i gemellini appena nati: gettati contro un muro e nascosti nel peluche

| venerdì 01 Febbraio 2019 - 10:12

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Mamma 20enne uccide i gemellini appena nati: gettati contro un muro e nascosti nel peluche

Ha brutalmente ucciso i suoi due gemelli e poi ha nascosto i loro corpi. Per questo motivo Jelica S, è stata incarcerata per un anno. Secondo le ricostruzioni, la donna, dopo aver partorito, avrebbe gettato uno dei due neonati contro un muro, prima di nasconderlo in un gigantesco orsacchiotto.

L’altro sarebbe stato invece messo in un cesto della biancheria in cucina. Secondo il tribunale di Lucerna, la 20enne era entrata in travaglio al settimo mese. Ha raccontato di essere rimasta sola dopo essersi separata da poco tempo dal padre dei gemelli. Pare che l’uomo non volesse i bimbi. Era entrata nella vasca da bagno con il suo laptop per quando le contrazioni sono iniziate.

“Non sapevo come far nascere un bambino, ho riempito la vasca quando è cominciato. Oggi sono dire come ci sono riuscita, ricordo solo di essermi sdraiata nella vasca da bagno e di aver cercare su internet cosa fare” ha detto in tribunale.

Dopo aver fatto nascere il primo figlio, si è accorta che qualcosa non andava: “Non piangeva, avevo paura”. A quel punto ha portato il bimbo giù nel seminterrato, dove teneva la lavatrice, e lo avrebbe scagliato contro un muro due volte prima di gettarlo a terra. La donna ha poi avvolto il bambino, che aveva subito fratture multiple del cranio e una lesione cerebrale traumatica, all’interno di una vecchia maglietta di Topolino, prima di nasconderlo all’interno di un gigantesco orsacchiotto rosa.

“Non so cosa mi sia passato per la testa” ha detto Jelica. Circa 31 ore dopo, ha partorito il secondo bambino, di nuovo nella vasca da bagno: secondo quanto riferito, il piccolo è nato morto. La madre ha poi avvolto il corpicino in un asciugamano e l’ha nascosto in un cesto della biancheria in cucina.

Il giudice l’ha condannato a 12 mesi di carcere e ad un una pena sospesa aggiuntiva di 22 mesi. Nel verdetto è stato stabilito che “la colpevolezza effettiva del crimine sia molto alta”, ma d’altra parte “soggettivamente l’imputata era in una situazione di emergenza”. Uno psichiatra di corte ha anche suggerito che la donna non sarebbe del tutto responsabile perché soffriva di un “disturbo dell’adattamento con una reazione depressiva prolungata”. I fatti sono avvenuti nel dicembre 2015, quando Jelica S. aveva appunto 20 anni.

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