La truffa della raccolta fondi per Paolo Palumbo, il malato di Sla sul palco di Sanremo… Indagato il padre

di Joker

La truffa della raccolta fondi per Paolo Palumbo, il malato di Sla sul palco di Sanremo… Indagato il padre

| sabato 15 Febbraio 2020 - 22:20

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La truffa della raccolta fondi per Paolo Palumbo, il malato di Sla sul palco di Sanremo… Indagato il padre

L’Italia lo ha conosciuto per essere salito sul palco dell’Ariston a diffondere un messaggio di speranza per tutti i malati di Sla. Ora il giovane Paolo Palumbo dovrà fare i conti con una realtà ben diversa dai fiori di Sanremo: un’indagine sulla raccolta fondi per le sue cure mediche.

Un’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica oristanese ha ipotizzato che la raccolta fondi per le cure organizzata sulla piattaforma Gofundme sarebbe in realtà una truffa organizzata da persone molto vicine al giovane Paolo, tra cui il padre.

La vicenda

Stando a quanto riportato dal quotidiano La Nuova Sardegna, a Palumbo servivano almeno 500mila euro per raggiungere Israele e pagarsi una cura (chiamato metodo Brainstorm) contro il degenerare della sua malattia. La quota raccolta era di circa 142mila e 227 euro.

Le indagini hanno però scoperto che non era stato avviato nessun rapporto con le strutture estere specializzate. Il fatto era già stato denunciato tempo fa dagli stessi responsabili delle strutture israeliane. Il fratello di Paolo, Rosario Palumbo, aveva presentato una querela per diffamazione ai danni del giovane malato.

In più, negli ultimi giorni, la polizia postale ha raccontato che a orchestrare la truffa sarebbero persone care allo stesso Paolo. I nomi non sono stati ancora svelati, ma sul padre potrebbero esserci dei dubbi: proprio lui infatti aveva dato notizia dell’ammissione di Paolo al protocollo del Brainstorm, dando così il via alla raccolta fondi.

A consolidare l’idea che gli autori della truffa siano suoi familiari, c’è anche l’indirizzo da cui erano state inviate alcune email utili per le indagini, e cioè una cella telefonica distante pochi chilometri da Oristano, città di Paolo.

Chi inviava le mail, inoltre, parrebbe non conoscere l’inglese, e si serviva con tutta probabilità di un traduttore linguistico online: il che fa escludere che si tratti di una truffa internazionale, nonostante il dominio dell’email facesse riferimento a un luogo vicino al Lussemburgo.

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