Il primo robot al mondo di rapporto orale pronto alluso

di redazione

Il primo robot al mondo di rapporto orale pronto alluso

| mercoledì 27 Marzo 2019 - 11:56

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Il primo robot al mondo di rapporto orale pronto alluso
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Per un neo diplomato vestire il camice bianco non è un’impresa facile in Italia e nel resto del mondo. Dopo aver superato il test d’ingresso ci sono anni di studio, tanti esami, e poi la specializzazione. Ma se a provarci fosse un’intelligenza artificiale dai grandi occhi neri e con un sorriso sempre pronto? Xiao Yi, questo il nome della macchina “made in China”, è il primo dispositivo al mondo ad aver superato la prova scritta del Chinas National Medical Licensing Examination. L’equivalente del nostro esame di abilitazione alla professione. E ora lavorerà per aiutare i colleghi “umani” nella diagnosi clinica.

Il robot, che ha vagamente le sembianze umane con uno schermo al posto del torace, ha totalizzato 456 punti, ben sopra la media nazionale. Dietro Xiao Yi – spiega il “China Daily” – c’è il progetto ambizioso del Tsinghua-iFlyTek della Tsinghua University insieme all’azienda iFlyTek Co.Prima del test il robot, come qualsiasi studente, si è preparato. Ha studiato tanto, tantissimo. Ha assimilato quasi un milione di immagini mediche, letto 53 libri di medicina, analizzato due milioni di cartelle cliniche e 400 mila pubblicazioni e referti.

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Quando l’intelligenza artificiale di Xiao Yi arriverà in corsia? Secondo il progetto, a marzo 2018, ma il dottore digitale non sostituirà i medici in carne ed ossa. Per ora non è in grado di muoversi fra i tanti imprevisti di una professione che ha bisogno anche dell’esperienza sul campo.

Ma la sua mole di dati potrà essere utile per ragionare sulle diagnosi ad ampio raggio. I robot in corsia stanno arrivando anche in Italia. Sempre più ospedali tecnologicamente avanzati si dotano di macchinari all’avanguardia che sostituiscono l’operato dell’uomo. Al San Donato di Milano ha debuttato un robot “da corsia” guidato dal tablet a qualunque distanza. Si tratta di una piattaforma mobile di telemedicina, Remote presence virtual, in grado di interagire, muoversi, vedere, sentire e parlare con le sale operatorie e i reparti. “

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Mario Kompai” è un umanoide che può fare compagnia agli anziani soli e affiancare gli infermieri. È un progetto italiano sviluppato nella fase pilota dalla “Casa sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo. Remote presence virtual, in grado di interagire, muoversi, vedere, sentire e parlare con le sale operatorie e i reparti. “Mario Kompai” è un umanoide che può fare compagnia agli anziani soli e affiancare gli infermieri. È un progetto italiano sviluppato nella fase pilota dalla “Casa sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo.

Ma è nella chirurgia che queste macchine danno il loro contributo maggiore. Da anni è presente in molti ospedali il robot chirurgo “Da Vinci”, che consente di operare con un’evoluta tecnologia derivata dalla chirurgia mininvasiva laparoscopica. Con il passare degli anni, il robot ha sperimentato vari campi con esiti spesso positivi. Non è diventato un sostituto del chirurgo, ma un’estensione. Poi c’è “Mako”, una piattaforma robotica grazie a cui è possibile l’impianto di protesi multi-compartimentali al ginocchio e di protesi d’anca con una precisione pressoché assoluta. Ancora, “Renaissance”, il sistema robotico di Mazor Robotics utilizzato nel posizionamento di viti e impianti per stabilizzazioni, scoliosi e interventi di chirurgia vertebrale. E poi l’ultima frontiera: “Watson”, l’intelligenza artificiale sviluppata dall’Ibm. Un super computer in grado di creare una banca dati utile per la prevenzione e l’individuazione di terapie personalizzate.

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