Avevo fiducia nel Karma ma adesso non ci credo più, sono io l’artefice del mio destino

di redazione

Avevo fiducia nel Karma ma adesso non ci credo più, sono io l’artefice del mio destino

| mercoledì 15 Maggio 2019 - 16:33

Condividi su:

Facebook Twitter
Avevo fiducia nel Karma ma adesso non ci credo più, sono io l’artefice del mio destino

Vi riproponiamo un estratto dell’articolo di Italo Pentimalli che condividiamo pienamente, capire meglio il karma e affrontare le situazioni nel migliore dei modi. Ogni volta che si parla di Karma (o kharma come viene scritto in alcune culture) vengono in mente alcune immagini tipiche. Ufficialmente riconosciuta come la legge di causa-effetto spesso riporta alla mente concetti del tipo: Dare – avere, Otteniamo ciò che meritiamo, La vendetta si ripercuote sul vendicatore. Ma sarà vero? A prima vista, almeno secondo me, questa non sembra essere tanto la legge del karma, ma la legge del taglione. Forse c’è qualcosa di più, molto di più.

C’è da comprendere prima di tutto che il Karma è molto più del dare/avere. Il Karma non è un giudice che assegna punizioni o ricompense, non fa favoritisimi, non predestina niente e nessuno. La causa della nostra vita siamo solo noi stessi, quello che fa il karma è regolarne gli effetti con un perfetto equilibrio. Ecco cos’è. Il karma è giustizia. Letteralmente significa azione, per quanto mi riguarda considerata come l’azione delle leggi universali intrecciata alle nostre nella direzione di ciò che io chiamo la sacra amonia, lontano dai concetti di premio e punizione. Il karma è molto di più si, il karma è giustizia.

Ma di cosa si tratta? Esistono prove a supporto? Quanto e come sta influenzando il tuo destino? Iniziamo con il dire che il concetto di Karma è indissolubile da quello di reincarnazione: se la nostra esperienza finisce nel momento della morte fisica, allora non esiste il requisito principale. Specifichiamo poi il concetto di prove, magari scientifiche, quindi con il requisito fondamentale di qualcosa che possa essere replicato.

In questo caso sarebbe come dire: faccio morire una persona e vedo come rinasce, poi un’altra e un’altra ancora… E’ un’estremizzazione del concetto, lo so, ma la faccio perché invece di prove, in questo caso, preferisco parlare di evidenze. Cosa succede dopo la morte? La verità è che nessuno lo sa veramente, dovremmo avere coscienza di cosa accade quando il nostro cuore smette di battere. Possiamo fare delle ipotesi, cercare delle prove.

Certo, nessuno può saperlo con certezza assoluta, ma personalmente ritengo tutte queste evidenze (e il lavoro di Stevenson molto ben fatto, soprattutto per il grande filtro che ha messo alle sue ricerche, scartando ogni possibile piccola causa interferenziale) molto più che semplici indizi. Dunque la risposta alla domanda – “esistono prove a supporto di questa legge? – è: esistono prove circostanziali, anche ben documentate e piuttosto voluminose, che sembrerebbero confermare la possibilità della reincarnazione che, come abbiamo visto, è indissolubilmente collegata al concetto di Karma.

Molte persone pensano che non ci sia nulla da fare per modificare il proprio Karma. Se abbiamo la “sfortuna” di nascere con un Karma negativo tutta la nostra vita sarà segnata. Per non parlare poi, se decidiamo di approfondire, dell’altro fardello che sembra che ci portiamo dietro: il Karma dei nostri Antenati. Ma se fosse veramente così, mi chiedo, che senso avrebbe continuare a cercare di cambiare la propria situazione di vita? La realtà è ben diversa, dire “questo è il mio karma” sarebbe come rinunciare alla costruzione del proprio destino. Per questo quando qualcuno mi dice: “questo è il mio destino“… sta dicendo qualcosa di molto pericoloso che, oltre a bloccarlo, potrebbe essere una “buona scusa, una buona autogiustificazione”. Impariamo a diffidare da un destino preconcetto e precostruito. Credits Immagine: Atuttoyoga.it

loading...
HOW TO DO FOR
©How To Do For - Tutti i diritti riservati